Le  3 pievi La Val Curone richiama, oltre che per la qualità dei suoi prodotti tipici, appassionati e  intenditori di storia dell’arte e amanti dell’architettura.

Tra i suoi itinerari, quello artistico – culturale, è quello che più permetterà ai visitatori  di trasportarsi in un ritorno al passato e di immergersi nell’atmosfera magica che il  Medioevo rappresenta. Proprio del periodo medioevale, il territorio è riuscito a  conservare quelli che possiamo definire tre inestimabili gioielli architettonici. Stiamo  parlando delle tre pievi di Viguzzolo, Volpedo e Fabbrica Curone: diretta  testimonianza del susseguirsi delle diverse epoche storiche nella provincia  alessandrina, conservano ancora le tracce dell’architettura romanica e i primi segni  della diffusione del cristianesimo con il quale la pieve inizia a simboleggiare la  comunità dei fedeli appartenenti ad uno specifico territorio.

L’itinerario alla scoperta delle pievi inizia da Viguzzolo con la pieve di Santa Maria  Assunta. Di costruzione romanica, ha le sue origini nel XI secolo con una facciata  semplice con una porta centrale ad arco a tutto sesto. Presenta una struttura tipica a  tre navate a loro volta suddivise in quattro campate dai pilastri di forma  quadrangolare con terminazione ad absidi semicircolari. La decorazione parietale risulta povera perché priva di decorazioni, con eccezione fatta per frammenti di affresco riscoperti nel catino absidale. Nonostante la povertà di decorazioni, la pieve di Viguzzolo risulta una pieve ben tenuta e porta con sé alcune curiosità storiche: un tempo era la sede della Santa Inquisizione e vi venivano giudicate le persone accusate di peccato e comportamento peccaminoso.

Una volta condannati, gli imputati venivano portati e inginocchiati innanzi al crocifisso ligneo con il Cristo redentore dove veniva chiesto a quest’ultimo di confermare o meno la pena. Grazie al capo movibile ruotante su di un perno di legno infisso nel collo, in origine nascosto da barba e capelli veri, una persona preposta alla funzione azionava, sul retro, una cordicella per far muovere la testa al Cristo in segno di conferma o diniego. Il meccanismo è ancora oggi funzionante e viene volentieri narrando episodi come quello sopra riportato.

Risalendo la Val Curone si arriverà a Volpedo, dove è presente la seconda delle pievi previste nell’itinerario turistico – culturale.

Conservata in modo egregio, deve la sua condizione attuale grazie ai continui sforzi per mantenerla in ottimo stato. Dedicata a San Pietro, risale alla seconda metà del X secolo ma la sua struttura attuale è dovuta ai lavori di restauri avvenuti nel 1400. La struttura originale era quella di una basilichetta a tre navate con termine in tre absidi semicircolari. Nonostante i diversi lavori di restauro, susseguitesi nel tempo, la chiesa presenta ancora alcune delle sue origini romaniche ed è decorata da un complesso ciclo di affreschi risalenti al Quattrocento lombardo. Di particolare interesse sono i dipinti dell’abside, oggetto di un accurata pera di recupero, con l’immagine di Re Davide al centro dei dodici apostoli, ad indicare la continuità tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Prima di concludere il vostro itinerario con la tappa alla terza pieve potrete arricchire la vostra visita a Volpedo facendo un salto al laboratorio del famoso artista Pellizza da Volpedo e immergervi nell’atmosfera che ha ispirato molte delle sue opere.

La pieve di Fabbrica Curone, dedicata a Santa Maria come quella di Viguzzolo, risale alla prima metà del XII secolo e presenta uno stile gotico-romanico. La costruzione è interamente di pietra di fiume e trova la sua caratteristica principale nella presenza di un protiro in facciata, anch’esso in pietra, ma realizzata nel 1881 circa. Sopra il portale di ingresso, potrete ammirare una preziosa lunetta decorata a basso rilievo, rappresentante uno dei pochi elementi decorativi dell’originaria struttura pievana. Tra le diverse interpretazioni che si è voluta dare, si tratterebbe di un leone, simboleggiante Gesù Cristo che porta trionfante il simbolo della Croce, con la quale sconfigge il demonio e dona immortalità alle anime (rispettivamente raffigurati nella lunetta come il serpente e il pavone).

Ricca di richiami artistici e architettonici presenta, sulla controfacciata, ancora traccia dell’originaria bifora romanica, testimonianza dell’unico decoro della facciata antica. Entrando potrete osservare la copertura a volte realizzata nel XVII, a scapito delle capriate lignee originarie, e la pavimentazione interna ancora originale, realizzata da lastre in pietra. Il crocifisso, oggi posto sull’altare maggiore per conferirgli maggiore visibilità, risale al XVIII secolo e in origine era collocato sulla navata destra. Nonostante successivi innalzamenti e modifiche, è certa la costruzione del campanile, risalente al 1606, come testimonia l’iscrizione su una delle pietre costituenti il basamento.

Il percorso delle pievi vi conquisterà e vi farà respirare quel profumo di storia che pochi territori come la Val Curone sono in grado di offrire.

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